Spready e i vincitori del City Hackathon di Tilt 2018

A una settimana di distanza dal City Hackathon di Tilt 2018 che ha visto giovani under 30 impegnati nella progettazione di un’idea di rigenerazione per il Quartiere San Gennaro dell’Unical, vi presentiamo da vicino il team vincitore della competition. Saranno loro, con l’idea Spready a dare una nuova dimensione al Quartiere.
Per conoscerli meglio abbiamo dato la parola direttamente a loro, facendogli qualche domanda. Ed ecco come si raccontano Chiara Paradiso, Luciano Maria Fortunato, Francesca Silvestri, Vincenzo Screnci e Claudio Codispoti.

Chi siete?
Un gruppo di amici che studia ingegneria gestionale, con un ampio ventaglio di interessi che spaziano dalle start-up ai balli caraibici.

Come vi siete conosciuti?
Facendo parte della stessa associazione, IGeA, ci siamo incontrati e conosciuti, ma è condividendo le stesse passioni che siamo diventati un gruppo affiatato fino a costruire un team.

Come siete venuti a sapere di Tilt?
Dal gruppo facebook dell’associazione su cui è stato pubblicato l’evento.

Cosa vi ha spinto a partecipare?
La voglia di metterci in gioco su un tema attualissimo quale è la rigenerazione degli spazi urbani per portare al recupero delle relazioni sociali. Inoltre, per vivere l’esperienza dell’hackathon in un ambiente innovativo e stimolante.

Raccontateci con tre aggettivi il vostro team e con altri tre la vostra idea.
Il nostro team: “omogeneo”, affiatato e creativo.
L’idea: green, coinvolgente e frugale.

Che cos’è Spready?
E’ il luogo accogliente ed ecosostenibile in cui gli studenti passano dall’essere platea al diventare protagonisti. Lo scopo di Spready è, ispirandosi ai TED, quello di coinvolgere gli “abitanti’ del quartiere San Gennaro e dell’Unical in generale.

Perché un residente del Quartiere o uno studente universitario dovrebbe abbracciare la vostra idea?
Perché crediamo che gli studenti possano condividere la voglia di diventare parte attiva nella riqualificazione degli spazi che viviamo giornalmente, e nella formula che abbiamo pensato è racchiusa la possibilità di “dare” un contributo allo sviluppo della comunità Unical e “avere” l’opportunità di condividere esperienze e conoscenze.

Da dove inizia la vostra rigenerazione e da dove viene la vostra voglia di rigenerare?
La prima rigenerazione avviene nelle nostre esperienze, segnare un percorso diverso da quello che è “normalità” per arrivare ad un traguardo che sia fuori dal comune. Così come il viale, per come ideato nel progetto, è il cammino ispiratore che porta ad un luogo che possa continuamente ispirare. La voglia di rigenerare proviene dalla consapevolezza di avere tutte le carte in regola per far diventare questo luogo lo spazio di cui gli studenti adesso hanno bisogno.

Che difficoltà avete incontrato durante la progettazione?
Sicuramente non è stato facile far conciliare creatività e limitatezza del budget, ed inoltre il nostro principale punto critico è stato capire come coinvolgere il nostro target di riferimento.

A parte la vittoria cosa portate a casa dopo questa esperienza?
La dinamicità e la competitività dell’ambiente e la possibilità di lavorare in team lasciandosi arricchire dal confronto con i mentor.

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