Ottavo appuntamento di Tilt con Francesca Gargiulo

“Quante volte vi è capitato di sentirvi dire o di dire te l’avevo detto?” Con questa domanda il 3 maggio Francesca Gargiulo ha dato inizio a un nuovo appuntamento di Tilt. Catapultati nella dimensione verbale e non verbale di un discorso è da qui che siamo partiti per porre l’accento sulla capacità di farsi capire. Per sradicare la convinzione che basti aprire bocca per ottenere l’attenzione del nostro interlocutore e che, se il messaggio non arriva, se è stato travisato, la colpa è di sicuro dell’altra parte. E invece no! Francesca ci indica quali sono i cardini della comunicazione. Tre, imprescindibili: cosa dico, come lo dico, a chi lo dico. Ci guida a scoprire gli elementi che influiscono sulla comprensione e sull’ascolto. Sono vari e variabili in base al tipo di persone e al contesto.

A giocare brutti scherzi è soprattutto l’insicurezza, spesso amplificata dall’incertezza delle cose da dire. Uno dei primi passi da fare prima di parlare in pubblico, di presentare un progetto, è infatti, assicurarsi di avere a portata di mano due strumenti fondamentali: carta e penna. Bisogna fare una scaletta, fissare i punti da seguire facendo ben attenzione a non essere napoleonici, friendly o apologize. Questo vale in qualunque situazione. Uno stile troppo impostato, che ostenta presunzione piuttosto che uno stile falsamente amichevole o eccessivamente remissivo, sono da bandire. Non portano valore al discorso, bensì lo tolgono distogliendo l’attenzione di chi dovrebbe ascoltarci. Come le non parole: tutti gli ehm, praticamente, mmm però, sì, comunque, diciamo, eh niente che come intercalari rendono il tono monotono e distraggono quando non infastidiscono.

Ma all’ansia e alla paura di parlare in pubblico non si comanda verrebbe da dire! E invece sì! Francesca insiste più volte sull’importanza di fare pratica, di allenarsi e soprattutto non fingere ma essere sempre sè stessi. La naturalezza e la spontaneità sono le armi giuste per difendersi dalle emozioni contrastanti. E vai con l’esercitazione: dopo essersi soffermata sull’elevator pitch, postura e tono di voce, Francesca lancia la sfida.

Anche i più timidi sono chiamati nel tempo di dieci minuti a preparare una scaletta per presentare sé stessi, un’idea o raccontare un’esperienza. Tre i minuti di tempo per convincere e farsi ascoltare dagli altri. Platea e giudici nello stesso tempo: i loro feedback servono a valutare la performance del compagno. E sotto a chi tocca! Si crea subito un clima di complicità e di confronto in cui il parere di tutti innesca riflessioni su come e cosa correggere. Si osservano dall’esterno gli errori che non si vorrebbero mai commettere, ma che poi ognuno senza rendersene conto ha magari assimilato nel proprio modo di fare.
Un incontro quello di giovedì 3 Maggio che oltre a far riflettere su cosa migliorare nella comunicazione con gli altri é servito a dare enfasi su come dare valore a progetti e idee, a voce alta, con sicurezza e senza esitazione.

Un incontro esperenziale come tutto il percorso di Tilt è stato finora, mettendo insieme giovani under 30, eroi urbani che di fronte al confronto e all’opportunità di progettare insieme il futuro non si tirano indietro.

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